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Il principe - Cap.5 - Il tradimento forzato


di the_extension
05.03.2026    |    500    |    0 9.4
""Brava, Elara, " mormorava lui, la voce un sussurro rauco che si mescolava ai grugniti delle guardie..."
Quella sera, il buio delle segrete si è riempito di voci e luci. Non era il solito silenzio rotto solo dal gocciolio dell'acqua; era un caos organizzato, come se Roderick avesse pianificato ogni dettaglio per spezzarci del tutto. Le guardie sono scese per prime, quattro o cinque, con torce che illuminavano le pareti umide. Portavano con loro una donna che non avevo mai visto: una serva del castello, forse, con capelli rossi arruffati e un corpo formoso, nuda come noi. Aveva lo sguardo basso, le mani legate davanti, ma non sembrava terrorizzata. Solo rassegnata.
Roderick è arrivato per ultimo, la tunica aperta sul petto, un sorriso che gli deformava il viso. Si è fermato tra le nostre celle, guardandoci come se fossimo bestie in un'arena.
"Stasera," ha annunciato con voce bassa e velenosa, "imparerete cosa significa condividere. I vostri corpi non sono più vostri. Non sono più l'uno dell'altra. Sono miei."
Thorne ha tirato le catene, il corpo ancora segnato dai residui del mattino. "Non toccarla, bastardo. Non osare."
Roderick ha riso. "Oh, non la toccherò io. Non ancora. Ma voi... voi tradirete il vostro amore stasera. E lo farete guardandovi."
Ha fatto un cenno alle guardie. Due di loro hanno aperto la mia cella, mi hanno afferrata per le braccia e mi hanno trascinata verso le sbarre, schiena contro il ferro freddo. Mi hanno allargato le gambe con mani ruvide, incatenandomi in quella posizione: figa esposta, seni al vento, in piena vista di Thorne.
"Elara," ha mormorato Roderick, chinandosi accanto a me. "Masturbati. Tocca quella figa bagnata che hai. Fatti venire davanti al tuo amore. Mostragli quanto sei pronta per quello che viene dopo."
Ho scosso la testa, le lacrime che già mi rigavano il viso. "No... ti prego, no."
Una guardia ha alzato un frustino. "Fallo, puttana, o lo usiamo su di lui."
Thorne ha urlato: "Non toccatela! Elara, resisti!"
Ma Roderick ha annuito alla guardia, che ha colpito Thorne sul petto con il frustino, un taglio rosso che si è aperto sulla pelle. Thorne ha grugnito di dolore.
"Va bene!" ho gridato. "Lo faccio... lo faccio."
Ho portato la mano tra le cosce, dita tremanti che sfioravano le labbra della figa. Ero asciutta all'inizio, terrorizzata, ma Roderick ha sussurrato: "Pensa a lui. Pensa al suo cazzo che ti riempie. O preferisci che lo facciamo noi?"
Ho chiuso gli occhi un attimo, poi li ho riaperti su Thorne. Ho iniziato a sfregare il clitoride, cerchi lenti, forzati. Il corpo ha risposto contro la mia volontà: un calore che saliva, la figa che si bagnava piano. Ho infilato un dito dentro, poi due, spingendo piano, gemendo piano nonostante tutto.
Thorne mi guardava, gli occhi pieni di rabbia e desiderio represso. Il suo cazzo ha iniziato a indurirsi, tradendolo di nuovo.
"Bravo," ha detto Roderick. "Ora... portatela da lui."
Hanno aperto la cella di Thorne e hanno spinto dentro la donna nuda, i capelli rossi che le cascavano sui seni pieni. L'hanno fatta inginocchiare accanto a lui, le mani legate dietro la schiena. Lei non ha detto niente, solo ha guardato Thorne con occhi vuoti.
"Thorne," ha ordinato Roderick. "Guardala. Guarda Elara che si scopa con le dita. E tocca questa qui. Tocca i suoi seni, la sua figa. Fatti eccitare da lei."
Thorne ha sputato per terra. "Mai. Non la toccherò."
Roderick ha fatto un cenno. Una guardia ha colpito me stavolta, un frustino sulla coscia che mi ha fatto urlare.
"Fallo!" ho implorato, le dita ancora dentro di me, bagnate ora. "Thorne... per favore... fallo per me."
Lui ha chiuso gli occhi, ma ha allungato una mano verso la donna. Le ha sfiorato un seno, il capezzolo che si induriva sotto le dita. Lei ha emesso un sospiro basso. Thorne ha continuato a guardarmi mentre lo faceva, il cazzo ora completamente eretto, venoso e pulsante.
Io acceleravo i movimenti, dita che entravano e uscivano dalla figa, il clitoride sfregato forte. "Thorne... ti amo..." ho ansimato.
Roderick ha riso. "Ora penetrala. Scopala, Thorne. Infila quel cazzo duro nella sua figa. O le guardie faranno lo stesso con Elara."
Thorne ha esitato, ma un altro colpo di frustino su di me lo ha convinto. Ha afferrato la donna per i fianchi, l'ha girata di schiena, e l'ha spinta contro le sbarre, faccia verso di me. Lei ha allargato le gambe, la figa rasata e bagnata - forse l'avevano preparata. Thorne ha premuto la cappella contro l'ingresso, poi ha spinto dentro con un grugnito.
La donna ha gemuto forte: "Sì... cazzo, spingi..."
Thorne ha iniziato a scoparla, spinte lente all'inizio, il cazzo che entrava e usciva lucido. Mi guardava negli occhi, lacrime che gli rigavano il viso. "Elara... perdonami..."
Io continuavo a masturbarmi, costretta a guardare, la figa che colava sul pavimento. "Ti amo... non è colpa tua..."
Ma Roderick non aveva finito. Mentre Thorne accelerava, scopando la donna con spinte più forti, i loro corpi che sbattevano, lui ha fatto un cenno alle guardie. Tre di loro mi hanno circondata nella cella. Mi hanno slegata dalle sbarre, ma solo per buttarmi sul pavimento.
"Ora tocca a te, piccola," ha detto Roderick. "Le guardie ti scoperanno. Tutti. Mentre lui guarda."
"No!" ha urlato Thorne, ma non ha smesso di spingere nella donna, il ritmo irregolare ora, il viso distorto.
La prima guardia, Garrick, si è slacciato i pantaloni. Il suo cazzo era già duro, spesso e nodoso. Mi ha afferrata per i capelli, mi ha girata a quattro zampe, figa verso Thorne. "Apri le gambe, troia."
Ho pianto, ma non ho resistito. Garrick mi ha penetrata con un colpo solo, il cazzo che mi allargava la figa bagnata. "Cazzo, è stretta," ha grugnito, iniziando a scoparmi forte, mani sui miei fianchi.
Thorne guardava, scopando la donna più veloce, come se il dolore lo spingesse. "Bastardi... vi ammazzo..."
La seconda guardia si è messa davanti a me, cazzo in mano. "Succhia, puttana." Me l'ha infilato in bocca, spingendo fino in gola. Io ho succhiato, lacrime che colavano, mentre Garrick mi scopava da dietro.
La terza guardia ha aspettato il turno, masturbandosi mentre guardava. Poi si sono scambiati: uno nella figa, uno in bocca, l'altro che mi palpava i seni o mi sfregava il clitoride. Mi hanno scopata tutti, uno dopo l'altro, il seme che colava dalle mie cosce, dalla bocca. Gemiti, insulti: "Prendilo tutto... figa da villaggio... vieni per noi..."
Thorne ha finito per primo: con un urlo è venuto dentro la donna, il seme che traboccava mentre lei tremava. Poi è crollato, singhiozzando.
Io ho continuato a subire, il corpo che tradiva con orgasmi forzati, urla miste a pianti. Roderick guardava tutto, masturbandosi piano sotto la tunica, il suo cazzo eretto che si intravedeva attraverso la stoffa, la mano che lo accarezzava con movimenti lenti e deliberati. I suoi occhi erano fissi su di me, su come la mia figa si contraeva intorno al cazzo di Garrick, su come il mio clitoride pulsava ogni volta che una guardia lo sfregava con dita ruvide. "Brava, Elara," mormorava lui, la voce un sussurro rauco che si mescolava ai grugniti delle guardie. "Mostrami quanto sei bagnata, quanto il tuo corpo implora di più. Non sei più la puttanella di Thorne - ora sei nostra."
Garrick era ancora dentro di me, le sue spinte ritmiche e crudeli, il cazzo che mi riempiva fino in fondo, sbattendo contro il mio punto sensibile. "Senti come stringe," ringhiava lui agli altri, le mani che mi afferravano i fianchi con forza, le unghie che affondavano nella pelle. "Questa figa è fatta per essere scopata da uomini veri, non da quel ragazzino laggiù." Il suo seme era già colato dentro di me dal primo turno, misto al mio umore traditore, rendendo ogni affondo un suono bagnato e osceno. La seconda guardia, un tipo grasso con la barba incolta, mi teneva la bocca aperta con una mano, il suo cazzo che entrava e usciva dalla mia gola, facendomi tossire e sbavare. "Succhia più forte, troia," ordinava, spingendo fino a farmi mancare l'aria. "Fammi venire in quella bocca da villaggio."
Thorne era crollato contro le sbarre dall'altra parte, il corpo esausto dopo aver scopato la donna rossa, il seme che gli colava ancora dalle cosce. La donna era stata portata via dalle guardie, lasciandolo solo con le catene e il rimorso. I suoi occhi non lasciavano i miei, pieni di un misto di odio e disperazione. "Elara... resisti... ti prego, amore mio," sussurrava tra i singhiozzi, la voce spezzata dai colpi di tosse. Ma come potevo resistere? Il mio corpo si dimenava involontariamente, i fianchi che si alzavano verso Garrick nonostante la mente urlasse no.
All'improvviso, qualcosa dentro di me si è rotto. Non potevo più stare ferma, passiva, a lasciare che mi usassero come una bambola. Con un urlo rabbioso, ho iniziato a dimenarmi, le mani che graffiavano il pavimento lurido, le gambe che scalciavano per liberarmi dalla presa di Garrick. "Basta! Bastardi, lasciatemi!" ho gridato, la voce rauca dalla gola irritata. Ho morso il cazzo della guardia in bocca, non forte da ferirlo ma abbastanza da farlo ritrarre con un'imprecazione. "Figlia di puttana!" ha urlato lui, schiaffeggiandomi la guancia con il dorso della mano. Il dolore mi ha fatto vedere stelle, ma non mi sono fermata. Ho girato il busto, cercando di spingere via Garrick con i gomiti, la figa che si contraeva intorno al suo cazzo in un tentativo disperato di espellerlo.
Thorne ha visto tutto e ha iniziato a tirare le catene con rinnovata furia. "Lasciala stare! Venite da me, codardi! Scopate me se avete il coraggio!" Le sbarre tremavano sotto i suoi sforzi, ma erano solide, inesorabili.
Roderick ha smesso di masturbarsi per un momento, gli occhi che si illuminavano di un divertimento sadico. "Oh, la piccola leonessa si ribella," ha detto, avvicinandosi alla mia cella. "Guardie, fermatela. Non vogliamo che si faccia male... non ancora." Due delle guardie che aspettavano il turno mi hanno afferrata: una mi ha bloccato le braccia sopra la testa, legandole con una corda ruvida che mi mordevano i polsi, l'altra mi ha premuto le ginocchia a terra, spalancandomi le gambe ancora di più. "Ora stai ferma, cagna," ha ringhiato il primo, schiacciandomi il seno con un ginocchio. Il dolore era lancinante, ma non potevo muovermi. Garrick ha riso e ha ripreso a scoparmi, spinte più violente ora, come punizione. "Vedi? Resistere ti fa solo scopare più forte," ha detto, venendo di nuovo dentro di me con un grugnito, il seme caldo che traboccava e colava sul pavimento.
La guardia che avevo morso si è vendicata per prima: mi ha girata sulla schiena, il corpo schiacciato contro la pietra fredda, e mi ha penetrata con rabbia, il cazzo che entrava secco e duro. "Prendilo tutto, puttana ribelle," sibilava, le mani intorno al mio collo, stringendo appena abbastanza da farmi ansimare. Ho cercato di urlare, ma uscivano solo gemiti strozzati. Roderick si è chinato sulle sbarre, il suo cazzo ancora in mano, masturbandosi più veloce ora. "Dimmi, Elara," ha sussurrato, "ti piace? Il tuo corpo dice di sì - guarda come vieni nonostante tutto. Quante volte hai già urlato stasera? Tre? Quattro?" Aveva ragione, maledetto: un altro orgasmo mi ha travolta, forzato dalle dita di una guardia che sfregavano il clitoride mentre l'altro mi scopava. Ho urlato, il corpo che si inarcava contro la mia volontà, la figa che pulsava e bagnava tutto intorno.
Thorne piangeva apertamente ora, la testa china contro le sbarre. "Smettetela... vi prego... prendete me al suo posto." Ma le guardie lo ignoravano, ridendo mentre si alternavano su di me. La terza guardia mi ha presa da dietro di nuovo, infilando il cazzo nella figa gonfia e dolorante, le mani che mi palpavano i seni con violenza. "Senti questi capezzoli duri," diceva agli altri. "La troia gode." E io, nonostante la resistenza, nonostante i pianti, venivo di nuovo, il corpo traditore che si contraeva in spasmi che mi facevano vergognare.
Roderick ha raggiunto l'orgasmo per ultimo, il seme che schizzava sulle sbarre della mia cella, colando piano verso il basso. "Bellissimo," ha ansimato, pulendosi la mano sulla tunica. "Avete condiviso così tanto stasera. Ma non è finita. Domani... domani vi farò implorare di più." Ha fatto un cenno alle guardie, che mi hanno slegata e buttata in un angolo, il corpo coperto di seme, lividi e umore mio. Si sono rivestiti e sono usciti, lasciando solo una torcia fioca.
Thorne e io ci siamo guardati nel silenzio spezzato dai nostri respiri affannati. "Elara... mi dispiace... non ho potuto fermarli," ha sussurrato lui, la voce un filo.
"Non... non è colpa tua," ho risposto, rannicchiandomi, le lacrime che non smettevano. "Ti amo... anche dopo questo."
Ma dentro, una parte di me si chiedeva quanto ancora potevamo resistere prima che l'amore si trasformasse in odio per noi stessi.

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